La piana di Armagheddon si trova in Crimea. L’angolo di Sasha.

La piana di Armagheddon si trova in Crimea. L’angolo di Sasha.

Quando sei una gatta che vive in un contesto di geopolitica impari alcune importanti lezioni. La prima è che chiunque abbia provato a invadere la Russia negli ultimi tre secoli ha perso. La seconda è che questo non ha mai trattenuto nessuno dal provarci. Questo è il senso delle ultime due settimane in Ucraina. La tensione è salita lentamente, ma inesorabilmente. Il copione è il solito: provocazione dopo provocazione, fino a quando le cose diventano irreparabili. E poi gli americani fanno retromarcia e lasciano il popolo ucraino a vivere nelle macerie.

A inizio marzo riprende l’offensiva Ucraina contro la libera repubblica di Donetsk. La novità è che stavolta il supporto americano è presente e documentato: aerei da trasporto USA sbarcano materiale militare a Kiev. Si tratta di missili anticarro Javelin. Il tutto mentre, con coerenza ormai nota, gli Stati Uniti stanno denunciando la solita fantomatica invasione russa nell’Ucraina.

Ricordo che pochi giorni prima uno spostamento interno di soldati russi con annessa esercitazione aveva scatenato la stampa internazionale.

E medito sul fatto che la Russia rispetta gli accordi internazionali, ma non è passiva. Secondo la Tass, l’agenzia stampa più importante russa, nel solo mese di marzo sono stati dislocati nel settore sud del territorio della Federazione cento sistemi di lancio multiplo di missili Tornado-G e mezzi corazzati di trasporto BTR-82A. Nel corso dell’anno i nuovi sistemi d’arma arriveranno a 1.600. Questo dovrebbe spiegare che non conviene spingere più tanto sull’acceleratore.

Nonostante questo, ieri un C 135 americano ha passato il giorno a volare vicino al confine della zona di guerra. È evidente che ci si aspettano altri incidenti. E che la prudenza, così necessaria oggi, non goda di grande popolarità a Washington.

Ne è prova la notizia, sempre di ieri, riportata dalla Tass, della proposta di entrata dell’Ucraina nella NATO. Lo ribadisce, certamente a comando, Zelensky, presidente ucraino. Questo ovviamente non può che esacerbare le già tese relazioni diplomatiche. Che poi, parlare di relazioni diplomatiche è una banalità. Non esistono più rapporti diplomatici tradizionali. Il ritiro dell’ambasciatore russo da Washington è stato il primo passo. La farsa Italiana, con il teatrino indegno che è seguito è stato il secondo atto. Il terzo atto, però, rischia di passare dalla commedia alla tragedia.

Questa estate, infatti, sono previste esercitazioni congiunte ucraino-britanniche, che coinvolgeranno militari NATO. Lo riporta la Reuters. È chiaro che il gioco al massacro è iniziato e stavolta in Ucraina si chiuderà un capitolo. Come, non possiamo saperlo. Possiamo però cerchiare in rosso una data sul calendario: il 21 aprile Putin terrà un discorso alla nazione. I contenuti sono ignoti, ma sarà un discorso ampio e abbraccerà i principali punti per il futuro. Tra cui è difficile manchi la situazione Ucraina.

In definitiva, a fine marzo sono saltati gli accordi di cessate il fuoco, c’è stata una escalation, il piano di far iniziare una guerra di larga scala è fallito, ma le provocazioni alla Russia continuano. Come già detto, alcuni umani non imparano mai le lezioni della storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *