#IOAPRO

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‘Danser Encore’ sta riunendo sempre più persone in Francia. Non si tratta né di negazionisti né di pericolosi teppisti, ma di semplici cittadini che cercano nella musica un aiuto per uscire dalla follia del distanziamento sociale divenuto imposizione di una nuova regola di vita seppure anti umana. I francesi cantano “vogliamo continuare a ballare senza farci impressionare dai venditori di paura. Impariamo a tenerli a distanza per la nostra salute mentale. I nostri sorrisi e la nostra intelligenza facciano resistenza per non essere strumenti della loro idiozia. Perchè la paura impedisce di morire ma anche di vivere”.
Così cantano i francesi nelle strade mentre a Roma divampa la protesta, prima degli operatori sanitari costretti all’obbligo vaccinale nonostante la tutela costituzionale, poi dei ristoratori, uniti nel movimento ‘Io apro’. Una Roma blindata come in stato di guerra accoglie i piccoli imprenditori che gridano “libertà, libertà” tra le macerie del settore turistico in una città eterna che presto sarà svenduta al miglior offerente, meglio se con gli occhi a mandorla. I ristoratori avevano chiesto l’autorizzazione a manifestare ma è stata negata dal ministero degli Interni; così è scoppiata la rabbia repressa in 14 mesi di chiusura obbligata senza che nessuno al governo abbia mai cercato alcun dialogo. I soliti infiltrati si sono gettati tra la folla perchè agli occhi della stampa mainstream la manifestazione fosse da denigrare, ma nessun italiano che ama la sua patria potrà dimenticare né i morti né l’assenza di politica, né l’assoluta incompetenza e impreparazione di questo ultimo anno.
Un’altra idea di società è da sviluppare ma anche una nuova politica insieme a una nuova classe dirigente, questa volta preparata e meno disposta a incollarsi alla poltrona per il mutuo della casa, o addirittura a fare della Farnesina una succursale del Consiglio Altlantico, senza nessuna dignità.
Nel frattempo, nelle stesse ore, l’esercito ucraino ha aperto il fuoco sulla periferia occidentale di Donetsk con i lanciagranate portati dagli aerei statunitensi atterrati nei giorni scorsi a Kiev. Chissà che a Di Maio, di stanza a Washington in questi giorni, qualcuno non chieda anche la pelle dei nostri militari nel Donbass perchè la risposta sarebbe certa. Meno certa invece la garanzia dell’invio del gas e del petrolio statunitensi per scaldarci, quando i russi ci diranno “per voi, una volta amici, neanche troppo distanti geograficamente, non ce n’è più”. Venerdì scorso i militari ucraini hanno usato per la prima volta nel Donbass i droni turchi Bayraktar. Altre stragi ci attendono, come nel 2014, quando le case vennero bombardate una a una, e poco importa se dentro c’erano bambini. Zelensky infatti è volato a Istanbul a discutere con Erdogan l’acquisto di nuovi droni.
“Ci vengono poste domande su cosa fa la Federazione Russa al confine con l’Ucraina”, dice Sergeij Lavrov, ministro degli Esteri russo. “La risposta è molto semplice: viviamo lì, questo è il nostro paese. Ma cosa fanno gli Stati Uniti con le loro navi, i militari che organizzano in continuazione varie attività con la collaborazione della NATO in Ucraina, a migliaia di chilometri dal proprio territorio, questa domanda rimane senza risposta”.
Noi de La Casa Del Sole TV cerchiamo di fornirvi la risposta attraverso l’informazione, censura permettendo. Una nuova prospettiva di vita è ancora possibile: insieme facciamo nascere e sviluppare le idee per una nuova Italia, più coraggiosa, più saggia e più libera.

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