Fa molto freddo persino a Suez. L’angolo di Sasha.

Se l’obiettivo dell’Egemonia Americana era unire il mondo, pare ci stiano riuscendo.

Certo, lo stanno unendo contro l’Occidente. Ma l’unione è pur sempre l’unione, così come l’ironia è pur sempre il regno di noi gatti. E io mi sento più che a mio agio, mentre tutto il mondo risponde ai sussulti scoordinati di Nonno Joe. Quello che mi rattrista è che l’Unione Europea, in ritardo su tutto, a partire dalla Storia, quella con la maiuscola, corra dietro scodinzolando. Non si fa. Non è una cosa da felini. A Bruxelles non lo sanno e così credono che Washington potrà fare a Pechino ciò che fece a Mosca con Boris Nikolaevič El’cin.

Come racconta bene l’economista Michael Hudson, la tattica era quella di prendere le ricchezze della nazione, ferrovie, industrie pubbliche, asset strategici e darle in mano a pochi individui. Che poi potevano essere facilmente comprati. Solo che in Cina i Draghi sono esseri sacri e non banchieri di provincia, quindi niente. E, resisi conto di non poter battere Xi Jinping con il commercio o la diplomazia, l’unica opzione rimasta era quella militare. Siccome lo sanno tutti, questa settimana sono andati in scena tre atti importanti.

  1. L’accordo tra i ministri degli esteri Lavrov e Wang Yi, in rappresentanza tra Russia e Cina, che mette le basi per una alleanza di lungo periodo. Ha dichiarato Lavrov: “Questo è un accordo storico, senza dubbio, che ha instradato giuridicamente e  politicamente Russia e Cina verso la  fondazione di un’alleanza strategica e inclusiva che lavorerà in modo coordinato verso il nuovo mondo in divenire.

    Nuove potenze finanziarie e politiche crescono mentre l’Occidente, disgraziatamente guidato dagli Stati Uniti, cerca di impedire lo sviluppo di un nuovo mondo democratico e multipolare per mantenere a ogni costo la sua posizione di dominio politico ed economico, continuando a imporre la sua volontà e le sue pretese sugli altri Paesi. In risposta a tutto ciò, insieme alla Cina, stiamo promuovendo un’agenda unificata e costruttiva, con l’intento di costruire  una struttura internazionale basata sulla cooperazione estensiva e sulla collaborazione tra Paesi, con lo  scopo di ottenere stabilità e democrazia e vincere sulla paura.”

  2. Lo storico accordo tra Wang Yi e il ministro degli esteri Iraniano Mohammad Javad Zarig, di durata ventincinquennale, che segna un passo avanti storico nelle relazioni tra i due paesi. Questo accordo giunge dopo la risposta dura degli Iraniani agli USA che li supplicavano di tornare nell’accordo nucleare. Accordo da cui era unilaterlamente uscita Washington, imponendo sanzioni unilaterali prima, e uccidendo un alto funzionario Iraniano dopo. Questa linea diplomatica rafforza la presenza di Pechino e fonde l’ombra Cinese, Russa ed Iraniana sul medioriente, con epicentro in Siria. Terreno su cui puntare lo sguardo per la risposta militare USA.

  3. Damasco è, peraltro, geograficamente molto vicina a Suez. Dove, un misterioso incidente, ha tagliato a metà il mondo. E ha improvvisamente alzato le quotazioni della rotta artica, per fare arrivare le merci che oggi arrivano da Sud, da Nord. Alzando il valore della collaborazione Sino-Russa e tagliando ancora più fuori la nato ed i suoi amici (tra cui l’Egitto ed Israele) dal grande traffico marittimo.

È chiaro chi vince e chi perde questa settimana.

Gli USA sono sempre più soli, l’UE è sempre meno protagonista e il blocco economico emergente, come ben detto da Lavrov, è in crescita. In questa situazione di cambiamento pressoché inevitabile si annidano, però, i pericoli maggiori. Gli USA non sanno perdere. E non si lasceranno superare senza tentare di esportare un po’ di democrazia all’estero. Prepariamo gli elmetti, ci attendono tempi interessanti.

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