Arrivederci, professore. L’angolo di Sasha.

Arrivederci, professore. L’angolo di Sasha.

Esiste una leggenda nera su noi, poveri felini discriminati, che ci vuole killer psicopatici e senza rimorsi. È il classico caso di proiezione. Voi umani vi rivedete in noi e ci attribuite i vostri lati peggiori. Io sono una regale micia che non ha mai ammazzato nessuno. Per ora. Però di morti ne ho viste e sentite parecchie. E ho capito una cosa fondamentale. Si può ammazzare qualcuno in mille modi. Dal veleno alla violenza psichica, dal proiettile allo strangolamento. Voi umani avete una fantasia infinita quando si tratta di distruggere la vita, sia dei vostri simili che di tutti gli altri esseri viventi. Questo talento, per nulla innato e molto coltivato da alcuni, dato che sono cresciuta nel lutto, mi ha portato a considerare con molta attenzione la morte di un altro grande, grandissimo uomo: il professor De Donno. Il pioniere del plasma iperimmune per curare il Covid. Perché mi ha colpito tanto? Perché, ancora non sapendo i dettagli e con una indagine per omicidio aperta, ho riflettuto su come si possa uccidere un eroe senza doverlo affrontare di persona.

Il primo passo è isolarlo. Un eroe ha bisogno di un popolo per dare il massimo. Per vivere. Giuseppe De Donno aveva avuto una intuizione, ripercorrere a ritroso i passi di questa scienza sempre meno umana e tornare alle radici. Il nostro corpo combatte il virus e molti ce la fanno a batterlo. Chi ce la fa ha in sé l’arma più potente. E può donarla. De Donno sperimenta. E salva vite. Vite di persone grate che non lo dimenticheranno mai. Il metodo ha un problema: è gratuito. O meglio, non consente alle case farmaceutiche di fare profitti. Chi dona, lo fa senza ritorno economico. Chi riceve non deve pagare. Non si usa sui sani. Non richiede terapie genetiche. È la negazione di tutto ciò che il mercato farmaceutico esige oggi. Insomma, è la nemesi dei padroni universali.

Così in aprile arriva il colpo di grazia dell’Istituto Superiore di Sanità: “la cura del plasma non riduce i rischi di peggioramento respiratorio o di morte”. La campagna vaccinale deve decollare. I numeri dei sani esposti a terapie sperimentale non va ostacolato da cure alla malattia. E in ottobre sono previste cinque nuove terapie. Ovviamente non gratuite. Altrettanto ovviamente non comunitarie. E sicuramente non libere, ma sottoposte a brevetto. Questo lo scenario. In questo mondo, per il professor De Donno non c’era evidentemente spazio. Il 5 luglio era tornato a fare il medico di base. Un mese prima le dimissioni dall’ospedale. Poi il buio. La domanda che ci facciamo tutti è chi abbia stretto quel cappio. È un’ossessione, un rovello. Ma forse la domanda è sbagliata. Dobbiamo davvero sentircelo dire? Siamo così insicuri che, di fronte a un quadro chiaro, ci dobbiamo accanire sui dettagli da romanzo giallo?

Giuseppe De Donno è un eroe caduto nella lotta contro un mostro disumano. Questo mostro è il colpevole della sua morte. Il suo nome è molteplice. Vogliamo chiamarlo Big Pharma? Vogliamo chiamarlo sistema? Vogliamo chiamarlo padroni universali? L’importante è conoscerlo. Parlarne. Divulgare quello che sta facendo. De Donno vive e vivrà nelle nostre azioni e parole. Un eroe non muore se il suo popolo non lo abbandona. Il Covid si può sconfiggere, checché l’ISS ne dica. E il professore ci ha indicato la via. Sta a noi non smettere di lottare. Da oggi e sempre di più anche nel suo nome.

L’inquisizione sanitaria sta tornando. L’Angolo di Sasha.

L’inquisizione sanitaria sta tornando. L’Angolo di Sasha.

Questa estate volevo accompagnare la mia padrona. Dobbiamo fare un tour di interviste e lei senza di me perde creatività, lo so io e lo dovrà ammettere anche lei prima o poi. Purtroppo non sarà possibile. Per farmi salire in aereo vogliono farmi 6 vaccini. SEI. Io non ho nulla in contrario alle cose utili. Ma vivo in un appartamento. La cosa più pericolosa che può succedermi è che mi annoi. A cosa diamine servono SEI vaccini?

A separare chi aderisce alla dittatura sanitaria da chi pensa ancora con la propria testa. Guardate la comunicazione che sta dietro il Green Pass. La pandemia ormai colpisce solo i non vaccinati (non è vero, ma della Verità importa mai qualcosa a qualcuno da quelle parti?), quindi è colpa di chi dubita dei vaccini se ci sono i morti. E siccome non si possono far tacere milioni di persone libere la cosa più semplice è obbligare chi dà loro spazio a non farlo più.

L’apartheid sanitaria, però, è più difficile da silenziare oggi rispetto a prima. Si discute di cosa fare con la nostra libertà, non di cure o argomenti scientifici. Non dovrebbe, quindi, esserci un Verbo Unico. No? Sbagliato. C’è. E per imporlo la strategia è una. Obiettivo: silenziare. E siccome un po’ abbiamo capito come funzionano le cose, dopo l’esperimento Indiano (2 milioni di account Whatsapp chiusi) gli altri social non potranno sfigurare e dovranno colpire (più) duro anche loro. E questo, oggi è un problema enorme. Perché si parte dalle posizioni più estreme per arrivare a chi si limita ad informare. Come noi.

Le centomila persone in strada in Francia non sono apparse dal nulla. Chi organizza queste meritorie iniziative ha bisogno di canali di comunicazione. E i padroni universali lo sanno bene. Dopo aver distrutto la comunicazione tradizionale, di persona, adesso possono metterti in galera senza processo o bisogno di un carcere. O in quarantena, per restare in tema. Basta che ti taglino fuori dal flusso. Delle informazioni, innanzitutto. Perché se non sai che c’è qualcun altro come te che protesta le forze vengono meno.

E quindi, come riflesso pavloviano, lo sguardo dell’inquisitore si è rivolto verso di noi. Lo sentiamo. Sono in agguato dietro ogni ombra, dietro ogni non mi piace ai nostri TG, dietro ogni commento negativo. Siamo i primi della lista. Siamo tra i pochi che li combattono ancora dove loro fa più male, nei grandi canali di comunicazione. E ci vogliono domi, come alcuni, in fuga come tutti gli altri. O, in alternativa, morti. I morti non protestano, non parlano e non si ribellano.

Ci siamo abituati, sia chiaro. La mia padrona non si piegherà, non fuggirà e non si farà fermare nemmeno dal lungo silenzio delle vittime degli strike. Però deve essere chiaro cosa sta succedendo. Meno ne sanno, più sono duri con chi fa domande. Meno capiscono più colpiscono chi lo fa notare. In sostanza, più sono incompetenti più sono pericolosi. E questa gente, oltre che incompetente e venduta, è anche disperata. Il che, da un certo punto di vista molto felino, significa che il nostro lavoro sta funzionando. Il che è una soddisfazione, nuvole o meno all’orizzonte…

Ma che, davvero? L’angolo di Sasha

Ma che, davvero? L’angolo di Sasha

Non che io mi vanti di capire gli umani, nessun gatto lo farebbe mai. Però alla novantesima risposta identica della mia padrona, mi è parso di poter dedurre che alcuni di voi siano perplessi. E siccome un umano dubbioso è più lento con i croccantini, io vi voglio sereni. E quindi vi spiegherò tutto quanto. Così la mia umana potrà smettere coi giri di parole e concentrarsi sulla mia cena. Un passo indietro.

Noi abbiamo sempre creduto nell’unità dell’informazione indipendente. Unità, però, può voler dire molte cose. I significati diversi sono tutti legittimi e non vogliamo certo intestarci la verità assoluta. Mica siamo il mainstream, giusto? Ecco, per questo, nonostante avessimo più di qualche perplessità, abbiamo sempre inviato video a chiunque ce li chiedesse. Noi ci occupiamo principalmente di geopolitica. È il nostro lascito spirituale, la nostra missione. E, siccome è una materia delicata, di cui molti credono di sapere tutto e nessuno sa mai in realtà nulla, lo abbiamo fatto volentieri. Gratis.

Scusate la puntualizzazione. Ma girano voci strane, che vale la pena affrontare di petto. Non ci siamo MAI fatti pagare. Lo abbiamo fatto per passione, per la nostra missione, per la caccia alla Verità. Poi un giorno, nella lotta contro la censura, ci è stato comunicato che i nostri video sarebbero stati tolti per evitare sanzioni. Il che è legittimo, ci mancherebbe. Abbiamo dovuto rimuovere tutti dei video talvolta. Per carità, abbiamo preso degli strike anche noi. Non abbiamo mai avuto reazioni così drastiche, ma non condanniamo la prudenza.

Da quel momento, però, abbiamo capito che qualcosa era cambiato. Era il periodo dell’invasione di Gaza e del genocidio Palestinese. Abbiamo colto il messaggio e abbiamo deciso che parlare di altro per una vetrina in più non valesse la pena. L’informazione è come l’amore: quando va in vetrina perde di nobiltà.

E nessuno, in questa testata giornalistica, resistente ed indipendente, accetterebbe mai un compromesso del genere. Tutte scelte doverose verso di voi, le nostre. Ad ognuno il suo. Ed ora spero che anche i ritardi nei croccantini siano cessati e la vostra curiosità sia, in parte appagata. Dico in parte perché le inchieste sul nostro mondo, quello che a volte a sproposito si definisce “indipendente” stanno partendo. E vi porteranno a fondo di una vicenda davvero illuminante. E, a tratti, triste e incredibile.

Noi non abbiamo tradito. L’angolo di Sasha.

Noi non abbiamo tradito. L’angolo di Sasha.

Scusate il silenzio, ma io e la mia padrona siamo state impegnate. Lei ovviamente nega, ma il mio apporto a questa impresa è stato, come sempre, indispensabile. E senza prezzo, direi. Che non si pensi di liquidarmi con del tonno come sempre. Stavolta abbiamo fatto la storia! Facciamo un passo indietro. Come vi sarete accorti, la politica internazionale è sparita due volte. I canali mainstream ne parlano solo in occasione di pochi, selezionati, eventi. E sempre dalla stessa parte. Ma non è una novità. Siamo spariti anche altrove, però. Probabilmente dà fastidio chi racconta troppo. O chi non si schiera con i padroni universali.

Di sicuro, qui, su YouTube, siamo sempre meno. E solo noi abbiamo la geopolitica come focus. I motivi sono molteplici. Prima di tutto, scoprire le radici dei problemi è faticoso. Bisogna parlare molte lingue, sapersi districare nella propaganda e non farsi dominare dai pregiudizi. Sono molti quelli che credono che i complotti siano sempre chiari e ben spiegati. Magari intricati, ma con tutte le informazioni a distanza di due click. Ovviamente, me lo hanno insegnato Margherita e Giulietto, non è così. Più qualcosa è facile da trovare più il mainstream ha deciso che deve essere trovato. E voi vi fidereste mai di qualcosa che vi viene lanciato come un’esca da chi vi vuole addormentati? Io me li ricordo gli Aristogatti. E so perfettamente che fine fa chi si fida del maggiordomo.

E poi parlare di geopolitica ti fa perdere gli amici. Succede di continuo. I soldi veri non stanno in Italia, stanno fuori. E raccontare la verità sui paesi da cui provengono non è piacevole per i finanziatori. Quanti canali indipendenti vi hanno raccontato nei dettagli il massacro di Gaza dei mesi scorsi? Ecco. Ci siamo capiti. Ma allora, vi domanderete voi, perché siete ancora su YouTube? Perché la vera guerra è qui. È facile vincere quando non si deve combattere. Ma predicare ai convertiti non è quello che facciamo qui. La politica internazionale è un ottimo trampolino di lancio per abbandonare le gabbie del pensiero. È meno controllata, è meno dogmatica. Qui ci sono meno inquisitori del politicamente corretto. E sono meno duri. Qui, cari Cacciatori di Verità, si svegliano più coscienze che altrove.

Ecco perché resistiamo. Resistiamo senza più fondi da parte del tribunale di Google. E senza gli amici che ci rilanciavano. Resistiamo solo con voi. E l’unico modo per vincere questa guerra è contare sulla qualità. Dobbiamo diventare inappuntabili perché chi è abituato ai format mainstream possa sentirsi a casa e godere, per la prima volta, di una boccata di ossigeno. Di libertà. Di verità. Per ottenere questo risultato abbiamo superato le nostre paure e le nostre timidezze e abbiamo costruito, letteralmente, un nuovo studio. È stata un’impresa difficile, ma ogni persona strappata al sonno della ragione è un’anima libera in più.

Ma per riuscirci, ovviamente, abbiamo bisogno di voi. Di ognuno di voi. Ogni donazione fa la differenza. Ormai raccogliere i fondi è diventata una sfida impari. Gli ultimi a boicottarci sono le carte di credito. Ci restano solo il conto corrente e PayPal. Ma finché non ci chiuderanno non ci arrenderemo. E se vorrete essere parte di questa grande impresa, sapete come fare. Noi a differenza di altri, con i soldi della beneficenza non ci compriamo i Mercedes.