E la Cina guarda sorniona. L’angolo di Sasha.

E la Cina guarda sorniona. L’angolo di Sasha.

Avete notato che da un paio di settimane a questa parte nessuno accusa più i “complottisti” di nulla? Io me ne sono resa conto, perché se è vero che da gatta odio le attenzioni indesiderate, essere ignorata mi fa infuriare. Vi ricordate quando avanzavamo l’ipotesi che il virus fosse un po’ strano che avesse colpito proprio a Wuhan, dove c’è un laboratorio militare biologico? Ecco, sappiamo tutti come reagivano loro, il mainstream. Pazzi, eravamo pazzi. O razzisti. O criminali di bassa lega. Loro avevano studi inattaccabili che dicevano che l’origine era la zuppa di pipistrello. Io sono una gatta. So di cosa sanno i pipistrelli. Non mi è parsa convincente come teoria.

Adesso, improvvisamente, appaiono i video australiani con gli scienziati cinesi che si fanno i selfie con i ratti volanti. E improvvisamente dire che la Cina è la Cina non è più razzista. Qualcuno è felice quando vede la verità spuntare sulle labbra del nemico. Io divento improvvisamente sospettosa. Perché, vedete, siamo in guerra. Una guerra asimmetrica e per ora non militare, ma sempre guerra è. Se il tuo nemico ti asseconda ti sta sfuggendo qualcosa. Qui, purtroppo, non c’è un grande mistero da scoprire: è tutto molto banale. A Biden serve un pretesto per colpire Pechino prima che si consolidi l’asse con Mosca e Teheran.

Lo schema a grandi linee è questo: blandire gli Ayatollah con il programma nucleare, minacciare Putin con l’entrata dell’Ucraina nella Nato e formare la Coalizione dei Clienti. Ovvero un blocco di paesi che possano, con un blitz fulmineo, chiudere le frontiere economiche con la Cina. Così da poter fare pressione e causare il crollo economico del paese. Ecco, ho alcune notizie per Zio Joe che forse potrebbero interessare al presidente degli Stati Uniti (Kamahala Harris): l’Iran odia con passione sfrenata Washington, centrali nucleari o meno, Putin non si spaventa e i porti li ha appena chiusi Pechino.

Non si prende per fame il contadino che sfama il mondo, l’operaio che ne costruisce le ossa d’acciaio o l’artigiano che costruisce ogni oggetto della nostra vita quotidiana. Ce lo ha detto due secoli fa Hegel: nella dialettica servo-padrone, alla fine, vince il servo. Che rovescia il padrone. Perché? Perché questi ha perso la forza nelle mani, l’ingegno nella mente e la forma fisica. E crede che il mondo sia un gigantesco ologramma da trasmettere in 3D. Chi invece ha mantenuto l’esatta proporzione delle cose è il Grande Dragone.

E a me i Grandi Dragoni fanno paura perché sono troppo simili a noi gatti. Non li possiamo dominare facilmente come gli esseri umani. Però mi affascinano anche, sono segno di cambiamento. Le aquile hanno predato per milioni di anni la mia specie. Ed ora vorrebbero, in un ultimo volo di vendetta, mangiarsi l’Europa per provare a battere il drago. Non so come finirà. So solo che dopo dieci giorni di fuoco e fiamme contro la Cina, il massimo della reazione è stata un sopracciglio alzato. Non che sia brava a leggere le espressioni facciali umane, figuriamoci quelle di rettili mitologici. Ma non la considererei esattamente paura. E voi?

Israele, prossima fermata Iran. L’angolo di Sasha.

Israele, prossima fermata Iran. L’angolo di Sasha.

Come da tradizione, l’ultima vittima della guerra è il pazzo che l’ha scatenata. E nel caso della guerra degli undici giorni a Gaza si tratta di Netanyahu. Per un gatto è più facile vedere certe cose, rispetto agli umani. Per una gatta, poi, è addirittura automatico. Però siccome vi vedo, cari amici Cacciatori di Verità, confusi ho deciso di elargirvi la mia saggezza felina. Anche perché qui il tonno scarseggia e per un croccantino in più si fa questo e altro. Dunque, partiamo dalla domanda: perché dopo aver fatto così tanti morti, sicuro viatico per una carriera brillante a Tel Aviv, Netanyahu è stato accompagnato alla porta e si è formato un governo dadaista (dagli estremisti religiosi ebraici agli islamici) pur di buttarlo fuori?

Facciamo un passo indietro. Nell’asse formatosi a livello globale per fermare gli Stati Uniti e i loro scagnozzi, esiste, come sempre, un anello più esposto degli altri. Non lo definirei debole, perché chiunque ha fatto l’errore di considerarlo tale, ha pagato un caro prezzo. Ma di certo, dovendo scegliere un punto da colpire, l’Iran risulta il primo bersaglio. Esiste una scusa già pronta, il programma nucleare. Esiste un movente pratico: le sue riserve petrolifere, scarsamente usate, potrebbero mettere economicamente in ginocchio la Russia senza incorrere automaticamente in una reazione Cinese. È a portata di raid aereo degli Israeliani. E ha l’esercito meno forte dei tre maggiori partner.

Insomma, l’Iran è la prossima tappa del treno arcobaleno della pace nucleare. C’è però un ostacolo, diciamo così, di marketing. Il treno, per riscuotere le simpatie, deve appunto essere arcobaleno. Deve essere quindi politicamente corretto, pur se moralmente corrotto. Deve essere inclusivo (inclusivo degli sciiti amici dell’Arabia Saudita, naturalmente). Deve piacere alla gente che piace. Quindi, in parole povere, deve essere qualsiasi cosa, ma non Netanyahu. Questo rottame Neocon andava bene con le amministrazioni Repubblicane e andava bene anche quando Obama aveva bisogno di un cane da guardia che gli coprisse le spalle con la Siria. Ma adesso, per entrare a Teheran, ci vogliono i carri arcobaleno. Quelli che può fornire Bibi, sono tristemente grigi. Insomma, finché si tratta di ammazzare bambini e giornalisti, il suo lavoro lo sapeva fare. Qui ci vuole altro.

Ecco, quindi, il benservito. Non ci era riuscita la giustizia con pesantissime inchieste sulla corruzione. Non ci erano riusciti i deputati che lo hanno lasciato via via negli anni, disgustati da tanto cinismo. Non ci è riuscito l’ONU, neppure condannando ogni singola iniziativa portata avanti contro i palestinesi. Ci è riuscita, al primo colpo, solo la lobby della guerra globale che, dopo due anni di stop causa pandemia, ora ha fretta di accedere ai fondi per la ripresa, che vengano da Washington o da Francoforte. E non ci riuscirà certo vendendo le armi ad Israele. Ci vuole un bersaglio grosso per convincere i padroni universali ad aprire i portafogli. E quel bersaglio è l’Iran. Stavolta, però, anche i missili dovranno aggiornarsi. E se prima si usavano le bombe della pace, stavolta avremo le armi arcobaleno.

Se non è progresso questo….

L’angolo di Sasha. L’orribile verità di Quirra.

L’angolo di Sasha. L’orribile verità di Quirra.

Quando vi dicono che in Europa viviamo da 76 anni in pace siete, ovviamente, autorizzati a ridergli in faccia. Io da gatta non posso farlo, quindi sbadiglio. Lo sbadiglio è l’equivalente felino della risata mista all’alzata di spalle e all’inarcamento del sopracciglio. L’unica cosa di fronte a cui non sbadiglio, però, è quando dicono che questa pace ce l’avrebbe portata la Nato. E non lo faccio perché esiste una località che si chiama Quirra. Di cui voi umani saprete tutto, noi gatti invece ne sappiamo molto poco. In parte perché, anche se ci graffiamo a vicenda, nessun gatto ha mai inventato un topicida. O un’arma nucleare. In parte perché, se anche l’avessimo mai inventata, non l’avremmo certo usata in casa nostra.

Invece questi 76 anni di fantomatica pace (chiedete a Sarajevo per maggiori dettagli) hanno avuto un prezzo, un prezzo che nel nome fa già capire tutto: servitù militari. I due terzi di quelle italiane si trovano in Sardegna. E sono giganteschi poligoni di tiro. La guerra ce la facciamo tra noi Occidentali, ma la definiamo un gioco. Quello che non è un gioco per niente è il tipo di armi utilizzato. Ovviamente non troverete da nessuna parte un elenco dettagliato e veritiero dei materiali impiegati e che voi, profumatamente, pagate con le tasse. Quello che però rischiate di trovare è un lungo elenco di vittime. “Ma come, si sparano davvero?” ho pensato io. No, no peggio mi ha spiegato la mia padrona. Che spesso, sconfortata dalla stupidità globale del mainstream parla con me, apprezzando la mia finissima dote di ascoltatrice. Li uccide il materiale con cui sono fatti i proiettili.

A fine maggio un giudice del lavoro di Pescara lo ha dovuto mettere nero su bianco. Un ragazzo è morto di un linfoma di Hodgkin per colpa dell’uranio impoverito respirato nei poligoni e in Kossovo. Tutto questo ha assunto un nome, attorno al quale si è sviluppata una inchiesta della magistratura. Sindrome di Quirra. Una serie di tumori, malformazioni (come il capretto nato con le orecchie al posto degli occhi) fetali e morti misteriose. Queste sono le vittime della guerra invisibile che i militari della Nato esercitano contro i civili e i soldati Italiani in Italia. D’altronde che altra definizione dare a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi? Veleni sparsi per decenni con massima incuria e senza alcun controllo, nella speranza che uccidessero più nemici, civili e non, che amici? È guerra.

E l’unico correttivo ufficiale alla guerra, ce lo insegna la storia dal Vietnam in poi, è la libera informazione. La guerra in Vietnam non la fermò Nixon per buon cuore, l’hanno fermata i reporter che non hanno avuto paura di raccontare Saigon. Se il medioriente non è una gigantesca colonia Israelo-Americana è perché qualcuno non si è piegato alla narrativa ufficiale e ha raccontato la verità. Il problema di queste operazioni interne, di questi poligoni, di questi veleni non è chi li usa. Sono gli stessi criminali che lo fanno ovunque. È il silenzio omertoso della stampa. La complicità ormai evidente che distingue la stampa davvero libera dai servi di professione. E torniamo, quindi, al termine servitù militare. Dicevo prima che due terzi delle servitù sono in Sardegna. I servi, invece, sono equamente distribuiti ovunque.

Ma io sono una gatta, servire non so nemmeno cosa voglia dire. E spero che un po’ gatti siate anche voi. Non solo per la vostra dignità e la vostra vita. Ma anche per tutte le migliaia di morti innocenti di un nemico invisibile scatenato da un nemico visibilissimo: la Nato.