Arrivederci, professore. L’angolo di Sasha.

Arrivederci, professore. L’angolo di Sasha.

Esiste una leggenda nera su noi, poveri felini discriminati, che ci vuole killer psicopatici e senza rimorsi. È il classico caso di proiezione. Voi umani vi rivedete in noi e ci attribuite i vostri lati peggiori. Io sono una regale micia che non ha mai ammazzato nessuno. Per ora. Però di morti ne ho viste e sentite parecchie. E ho capito una cosa fondamentale. Si può ammazzare qualcuno in mille modi. Dal veleno alla violenza psichica, dal proiettile allo strangolamento. Voi umani avete una fantasia infinita quando si tratta di distruggere la vita, sia dei vostri simili che di tutti gli altri esseri viventi. Questo talento, per nulla innato e molto coltivato da alcuni, dato che sono cresciuta nel lutto, mi ha portato a considerare con molta attenzione la morte di un altro grande, grandissimo uomo: il professor De Donno. Il pioniere del plasma iperimmune per curare il Covid. Perché mi ha colpito tanto? Perché, ancora non sapendo i dettagli e con una indagine per omicidio aperta, ho riflettuto su come si possa uccidere un eroe senza doverlo affrontare di persona.

Il primo passo è isolarlo. Un eroe ha bisogno di un popolo per dare il massimo. Per vivere. Giuseppe De Donno aveva avuto una intuizione, ripercorrere a ritroso i passi di questa scienza sempre meno umana e tornare alle radici. Il nostro corpo combatte il virus e molti ce la fanno a batterlo. Chi ce la fa ha in sé l’arma più potente. E può donarla. De Donno sperimenta. E salva vite. Vite di persone grate che non lo dimenticheranno mai. Il metodo ha un problema: è gratuito. O meglio, non consente alle case farmaceutiche di fare profitti. Chi dona, lo fa senza ritorno economico. Chi riceve non deve pagare. Non si usa sui sani. Non richiede terapie genetiche. È la negazione di tutto ciò che il mercato farmaceutico esige oggi. Insomma, è la nemesi dei padroni universali.

Così in aprile arriva il colpo di grazia dell’Istituto Superiore di Sanità: “la cura del plasma non riduce i rischi di peggioramento respiratorio o di morte”. La campagna vaccinale deve decollare. I numeri dei sani esposti a terapie sperimentale non va ostacolato da cure alla malattia. E in ottobre sono previste cinque nuove terapie. Ovviamente non gratuite. Altrettanto ovviamente non comunitarie. E sicuramente non libere, ma sottoposte a brevetto. Questo lo scenario. In questo mondo, per il professor De Donno non c’era evidentemente spazio. Il 5 luglio era tornato a fare il medico di base. Un mese prima le dimissioni dall’ospedale. Poi il buio. La domanda che ci facciamo tutti è chi abbia stretto quel cappio. È un’ossessione, un rovello. Ma forse la domanda è sbagliata. Dobbiamo davvero sentircelo dire? Siamo così insicuri che, di fronte a un quadro chiaro, ci dobbiamo accanire sui dettagli da romanzo giallo?

Giuseppe De Donno è un eroe caduto nella lotta contro un mostro disumano. Questo mostro è il colpevole della sua morte. Il suo nome è molteplice. Vogliamo chiamarlo Big Pharma? Vogliamo chiamarlo sistema? Vogliamo chiamarlo padroni universali? L’importante è conoscerlo. Parlarne. Divulgare quello che sta facendo. De Donno vive e vivrà nelle nostre azioni e parole. Un eroe non muore se il suo popolo non lo abbandona. Il Covid si può sconfiggere, checché l’ISS ne dica. E il professore ci ha indicato la via. Sta a noi non smettere di lottare. Da oggi e sempre di più anche nel suo nome.

L’inquisizione sanitaria sta tornando. L’Angolo di Sasha.

L’inquisizione sanitaria sta tornando. L’Angolo di Sasha.

Questa estate volevo accompagnare la mia padrona. Dobbiamo fare un tour di interviste e lei senza di me perde creatività, lo so io e lo dovrà ammettere anche lei prima o poi. Purtroppo non sarà possibile. Per farmi salire in aereo vogliono farmi 6 vaccini. SEI. Io non ho nulla in contrario alle cose utili. Ma vivo in un appartamento. La cosa più pericolosa che può succedermi è che mi annoi. A cosa diamine servono SEI vaccini?

A separare chi aderisce alla dittatura sanitaria da chi pensa ancora con la propria testa. Guardate la comunicazione che sta dietro il Green Pass. La pandemia ormai colpisce solo i non vaccinati (non è vero, ma della Verità importa mai qualcosa a qualcuno da quelle parti?), quindi è colpa di chi dubita dei vaccini se ci sono i morti. E siccome non si possono far tacere milioni di persone libere la cosa più semplice è obbligare chi dà loro spazio a non farlo più.

L’apartheid sanitaria, però, è più difficile da silenziare oggi rispetto a prima. Si discute di cosa fare con la nostra libertà, non di cure o argomenti scientifici. Non dovrebbe, quindi, esserci un Verbo Unico. No? Sbagliato. C’è. E per imporlo la strategia è una. Obiettivo: silenziare. E siccome un po’ abbiamo capito come funzionano le cose, dopo l’esperimento Indiano (2 milioni di account Whatsapp chiusi) gli altri social non potranno sfigurare e dovranno colpire (più) duro anche loro. E questo, oggi è un problema enorme. Perché si parte dalle posizioni più estreme per arrivare a chi si limita ad informare. Come noi.

Le centomila persone in strada in Francia non sono apparse dal nulla. Chi organizza queste meritorie iniziative ha bisogno di canali di comunicazione. E i padroni universali lo sanno bene. Dopo aver distrutto la comunicazione tradizionale, di persona, adesso possono metterti in galera senza processo o bisogno di un carcere. O in quarantena, per restare in tema. Basta che ti taglino fuori dal flusso. Delle informazioni, innanzitutto. Perché se non sai che c’è qualcun altro come te che protesta le forze vengono meno.

E quindi, come riflesso pavloviano, lo sguardo dell’inquisitore si è rivolto verso di noi. Lo sentiamo. Sono in agguato dietro ogni ombra, dietro ogni non mi piace ai nostri TG, dietro ogni commento negativo. Siamo i primi della lista. Siamo tra i pochi che li combattono ancora dove loro fa più male, nei grandi canali di comunicazione. E ci vogliono domi, come alcuni, in fuga come tutti gli altri. O, in alternativa, morti. I morti non protestano, non parlano e non si ribellano.

Ci siamo abituati, sia chiaro. La mia padrona non si piegherà, non fuggirà e non si farà fermare nemmeno dal lungo silenzio delle vittime degli strike. Però deve essere chiaro cosa sta succedendo. Meno ne sanno, più sono duri con chi fa domande. Meno capiscono più colpiscono chi lo fa notare. In sostanza, più sono incompetenti più sono pericolosi. E questa gente, oltre che incompetente e venduta, è anche disperata. Il che, da un certo punto di vista molto felino, significa che il nostro lavoro sta funzionando. Il che è una soddisfazione, nuvole o meno all’orizzonte…

Ma che, davvero? L’angolo di Sasha

Ma che, davvero? L’angolo di Sasha

Non che io mi vanti di capire gli umani, nessun gatto lo farebbe mai. Però alla novantesima risposta identica della mia padrona, mi è parso di poter dedurre che alcuni di voi siano perplessi. E siccome un umano dubbioso è più lento con i croccantini, io vi voglio sereni. E quindi vi spiegherò tutto quanto. Così la mia umana potrà smettere coi giri di parole e concentrarsi sulla mia cena. Un passo indietro.

Noi abbiamo sempre creduto nell’unità dell’informazione indipendente. Unità, però, può voler dire molte cose. I significati diversi sono tutti legittimi e non vogliamo certo intestarci la verità assoluta. Mica siamo il mainstream, giusto? Ecco, per questo, nonostante avessimo più di qualche perplessità, abbiamo sempre inviato video a chiunque ce li chiedesse. Noi ci occupiamo principalmente di geopolitica. È il nostro lascito spirituale, la nostra missione. E, siccome è una materia delicata, di cui molti credono di sapere tutto e nessuno sa mai in realtà nulla, lo abbiamo fatto volentieri. Gratis.

Scusate la puntualizzazione. Ma girano voci strane, che vale la pena affrontare di petto. Non ci siamo MAI fatti pagare. Lo abbiamo fatto per passione, per la nostra missione, per la caccia alla Verità. Poi un giorno, nella lotta contro la censura, ci è stato comunicato che i nostri video sarebbero stati tolti per evitare sanzioni. Il che è legittimo, ci mancherebbe. Abbiamo dovuto rimuovere tutti dei video talvolta. Per carità, abbiamo preso degli strike anche noi. Non abbiamo mai avuto reazioni così drastiche, ma non condanniamo la prudenza.

Da quel momento, però, abbiamo capito che qualcosa era cambiato. Era il periodo dell’invasione di Gaza e del genocidio Palestinese. Abbiamo colto il messaggio e abbiamo deciso che parlare di altro per una vetrina in più non valesse la pena. L’informazione è come l’amore: quando va in vetrina perde di nobiltà.

E nessuno, in questa testata giornalistica, resistente ed indipendente, accetterebbe mai un compromesso del genere. Tutte scelte doverose verso di voi, le nostre. Ad ognuno il suo. Ed ora spero che anche i ritardi nei croccantini siano cessati e la vostra curiosità sia, in parte appagata. Dico in parte perché le inchieste sul nostro mondo, quello che a volte a sproposito si definisce “indipendente” stanno partendo. E vi porteranno a fondo di una vicenda davvero illuminante. E, a tratti, triste e incredibile.

Noi non abbiamo tradito. L’angolo di Sasha.

Noi non abbiamo tradito. L’angolo di Sasha.

Scusate il silenzio, ma io e la mia padrona siamo state impegnate. Lei ovviamente nega, ma il mio apporto a questa impresa è stato, come sempre, indispensabile. E senza prezzo, direi. Che non si pensi di liquidarmi con del tonno come sempre. Stavolta abbiamo fatto la storia! Facciamo un passo indietro. Come vi sarete accorti, la politica internazionale è sparita due volte. I canali mainstream ne parlano solo in occasione di pochi, selezionati, eventi. E sempre dalla stessa parte. Ma non è una novità. Siamo spariti anche altrove, però. Probabilmente dà fastidio chi racconta troppo. O chi non si schiera con i padroni universali.

Di sicuro, qui, su YouTube, siamo sempre meno. E solo noi abbiamo la geopolitica come focus. I motivi sono molteplici. Prima di tutto, scoprire le radici dei problemi è faticoso. Bisogna parlare molte lingue, sapersi districare nella propaganda e non farsi dominare dai pregiudizi. Sono molti quelli che credono che i complotti siano sempre chiari e ben spiegati. Magari intricati, ma con tutte le informazioni a distanza di due click. Ovviamente, me lo hanno insegnato Margherita e Giulietto, non è così. Più qualcosa è facile da trovare più il mainstream ha deciso che deve essere trovato. E voi vi fidereste mai di qualcosa che vi viene lanciato come un’esca da chi vi vuole addormentati? Io me li ricordo gli Aristogatti. E so perfettamente che fine fa chi si fida del maggiordomo.

E poi parlare di geopolitica ti fa perdere gli amici. Succede di continuo. I soldi veri non stanno in Italia, stanno fuori. E raccontare la verità sui paesi da cui provengono non è piacevole per i finanziatori. Quanti canali indipendenti vi hanno raccontato nei dettagli il massacro di Gaza dei mesi scorsi? Ecco. Ci siamo capiti. Ma allora, vi domanderete voi, perché siete ancora su YouTube? Perché la vera guerra è qui. È facile vincere quando non si deve combattere. Ma predicare ai convertiti non è quello che facciamo qui. La politica internazionale è un ottimo trampolino di lancio per abbandonare le gabbie del pensiero. È meno controllata, è meno dogmatica. Qui ci sono meno inquisitori del politicamente corretto. E sono meno duri. Qui, cari Cacciatori di Verità, si svegliano più coscienze che altrove.

Ecco perché resistiamo. Resistiamo senza più fondi da parte del tribunale di Google. E senza gli amici che ci rilanciavano. Resistiamo solo con voi. E l’unico modo per vincere questa guerra è contare sulla qualità. Dobbiamo diventare inappuntabili perché chi è abituato ai format mainstream possa sentirsi a casa e godere, per la prima volta, di una boccata di ossigeno. Di libertà. Di verità. Per ottenere questo risultato abbiamo superato le nostre paure e le nostre timidezze e abbiamo costruito, letteralmente, un nuovo studio. È stata un’impresa difficile, ma ogni persona strappata al sonno della ragione è un’anima libera in più.

Ma per riuscirci, ovviamente, abbiamo bisogno di voi. Di ognuno di voi. Ogni donazione fa la differenza. Ormai raccogliere i fondi è diventata una sfida impari. Gli ultimi a boicottarci sono le carte di credito. Ci restano solo il conto corrente e PayPal. Ma finché non ci chiuderanno non ci arrenderemo. E se vorrete essere parte di questa grande impresa, sapete come fare. Noi a differenza di altri, con i soldi della beneficenza non ci compriamo i Mercedes.

E la Cina guarda sorniona. L’angolo di Sasha.

E la Cina guarda sorniona. L’angolo di Sasha.

Avete notato che da un paio di settimane a questa parte nessuno accusa più i “complottisti” di nulla? Io me ne sono resa conto, perché se è vero che da gatta odio le attenzioni indesiderate, essere ignorata mi fa infuriare. Vi ricordate quando avanzavamo l’ipotesi che il virus fosse un po’ strano che avesse colpito proprio a Wuhan, dove c’è un laboratorio militare biologico? Ecco, sappiamo tutti come reagivano loro, il mainstream. Pazzi, eravamo pazzi. O razzisti. O criminali di bassa lega. Loro avevano studi inattaccabili che dicevano che l’origine era la zuppa di pipistrello. Io sono una gatta. So di cosa sanno i pipistrelli. Non mi è parsa convincente come teoria.

Adesso, improvvisamente, appaiono i video australiani con gli scienziati cinesi che si fanno i selfie con i ratti volanti. E improvvisamente dire che la Cina è la Cina non è più razzista. Qualcuno è felice quando vede la verità spuntare sulle labbra del nemico. Io divento improvvisamente sospettosa. Perché, vedete, siamo in guerra. Una guerra asimmetrica e per ora non militare, ma sempre guerra è. Se il tuo nemico ti asseconda ti sta sfuggendo qualcosa. Qui, purtroppo, non c’è un grande mistero da scoprire: è tutto molto banale. A Biden serve un pretesto per colpire Pechino prima che si consolidi l’asse con Mosca e Teheran.

Lo schema a grandi linee è questo: blandire gli Ayatollah con il programma nucleare, minacciare Putin con l’entrata dell’Ucraina nella Nato e formare la Coalizione dei Clienti. Ovvero un blocco di paesi che possano, con un blitz fulmineo, chiudere le frontiere economiche con la Cina. Così da poter fare pressione e causare il crollo economico del paese. Ecco, ho alcune notizie per Zio Joe che forse potrebbero interessare al presidente degli Stati Uniti (Kamahala Harris): l’Iran odia con passione sfrenata Washington, centrali nucleari o meno, Putin non si spaventa e i porti li ha appena chiusi Pechino.

Non si prende per fame il contadino che sfama il mondo, l’operaio che ne costruisce le ossa d’acciaio o l’artigiano che costruisce ogni oggetto della nostra vita quotidiana. Ce lo ha detto due secoli fa Hegel: nella dialettica servo-padrone, alla fine, vince il servo. Che rovescia il padrone. Perché? Perché questi ha perso la forza nelle mani, l’ingegno nella mente e la forma fisica. E crede che il mondo sia un gigantesco ologramma da trasmettere in 3D. Chi invece ha mantenuto l’esatta proporzione delle cose è il Grande Dragone.

E a me i Grandi Dragoni fanno paura perché sono troppo simili a noi gatti. Non li possiamo dominare facilmente come gli esseri umani. Però mi affascinano anche, sono segno di cambiamento. Le aquile hanno predato per milioni di anni la mia specie. Ed ora vorrebbero, in un ultimo volo di vendetta, mangiarsi l’Europa per provare a battere il drago. Non so come finirà. So solo che dopo dieci giorni di fuoco e fiamme contro la Cina, il massimo della reazione è stata un sopracciglio alzato. Non che sia brava a leggere le espressioni facciali umane, figuriamoci quelle di rettili mitologici. Ma non la considererei esattamente paura. E voi?

Israele, prossima fermata Iran. L’angolo di Sasha.

Israele, prossima fermata Iran. L’angolo di Sasha.

Come da tradizione, l’ultima vittima della guerra è il pazzo che l’ha scatenata. E nel caso della guerra degli undici giorni a Gaza si tratta di Netanyahu. Per un gatto è più facile vedere certe cose, rispetto agli umani. Per una gatta, poi, è addirittura automatico. Però siccome vi vedo, cari amici Cacciatori di Verità, confusi ho deciso di elargirvi la mia saggezza felina. Anche perché qui il tonno scarseggia e per un croccantino in più si fa questo e altro. Dunque, partiamo dalla domanda: perché dopo aver fatto così tanti morti, sicuro viatico per una carriera brillante a Tel Aviv, Netanyahu è stato accompagnato alla porta e si è formato un governo dadaista (dagli estremisti religiosi ebraici agli islamici) pur di buttarlo fuori?

Facciamo un passo indietro. Nell’asse formatosi a livello globale per fermare gli Stati Uniti e i loro scagnozzi, esiste, come sempre, un anello più esposto degli altri. Non lo definirei debole, perché chiunque ha fatto l’errore di considerarlo tale, ha pagato un caro prezzo. Ma di certo, dovendo scegliere un punto da colpire, l’Iran risulta il primo bersaglio. Esiste una scusa già pronta, il programma nucleare. Esiste un movente pratico: le sue riserve petrolifere, scarsamente usate, potrebbero mettere economicamente in ginocchio la Russia senza incorrere automaticamente in una reazione Cinese. È a portata di raid aereo degli Israeliani. E ha l’esercito meno forte dei tre maggiori partner.

Insomma, l’Iran è la prossima tappa del treno arcobaleno della pace nucleare. C’è però un ostacolo, diciamo così, di marketing. Il treno, per riscuotere le simpatie, deve appunto essere arcobaleno. Deve essere quindi politicamente corretto, pur se moralmente corrotto. Deve essere inclusivo (inclusivo degli sciiti amici dell’Arabia Saudita, naturalmente). Deve piacere alla gente che piace. Quindi, in parole povere, deve essere qualsiasi cosa, ma non Netanyahu. Questo rottame Neocon andava bene con le amministrazioni Repubblicane e andava bene anche quando Obama aveva bisogno di un cane da guardia che gli coprisse le spalle con la Siria. Ma adesso, per entrare a Teheran, ci vogliono i carri arcobaleno. Quelli che può fornire Bibi, sono tristemente grigi. Insomma, finché si tratta di ammazzare bambini e giornalisti, il suo lavoro lo sapeva fare. Qui ci vuole altro.

Ecco, quindi, il benservito. Non ci era riuscita la giustizia con pesantissime inchieste sulla corruzione. Non ci erano riusciti i deputati che lo hanno lasciato via via negli anni, disgustati da tanto cinismo. Non ci è riuscito l’ONU, neppure condannando ogni singola iniziativa portata avanti contro i palestinesi. Ci è riuscita, al primo colpo, solo la lobby della guerra globale che, dopo due anni di stop causa pandemia, ora ha fretta di accedere ai fondi per la ripresa, che vengano da Washington o da Francoforte. E non ci riuscirà certo vendendo le armi ad Israele. Ci vuole un bersaglio grosso per convincere i padroni universali ad aprire i portafogli. E quel bersaglio è l’Iran. Stavolta, però, anche i missili dovranno aggiornarsi. E se prima si usavano le bombe della pace, stavolta avremo le armi arcobaleno.

Se non è progresso questo….

L’angolo di Sasha. L’orribile verità di Quirra.

L’angolo di Sasha. L’orribile verità di Quirra.

Quando vi dicono che in Europa viviamo da 76 anni in pace siete, ovviamente, autorizzati a ridergli in faccia. Io da gatta non posso farlo, quindi sbadiglio. Lo sbadiglio è l’equivalente felino della risata mista all’alzata di spalle e all’inarcamento del sopracciglio. L’unica cosa di fronte a cui non sbadiglio, però, è quando dicono che questa pace ce l’avrebbe portata la Nato. E non lo faccio perché esiste una località che si chiama Quirra. Di cui voi umani saprete tutto, noi gatti invece ne sappiamo molto poco. In parte perché, anche se ci graffiamo a vicenda, nessun gatto ha mai inventato un topicida. O un’arma nucleare. In parte perché, se anche l’avessimo mai inventata, non l’avremmo certo usata in casa nostra.

Invece questi 76 anni di fantomatica pace (chiedete a Sarajevo per maggiori dettagli) hanno avuto un prezzo, un prezzo che nel nome fa già capire tutto: servitù militari. I due terzi di quelle italiane si trovano in Sardegna. E sono giganteschi poligoni di tiro. La guerra ce la facciamo tra noi Occidentali, ma la definiamo un gioco. Quello che non è un gioco per niente è il tipo di armi utilizzato. Ovviamente non troverete da nessuna parte un elenco dettagliato e veritiero dei materiali impiegati e che voi, profumatamente, pagate con le tasse. Quello che però rischiate di trovare è un lungo elenco di vittime. “Ma come, si sparano davvero?” ho pensato io. No, no peggio mi ha spiegato la mia padrona. Che spesso, sconfortata dalla stupidità globale del mainstream parla con me, apprezzando la mia finissima dote di ascoltatrice. Li uccide il materiale con cui sono fatti i proiettili.

A fine maggio un giudice del lavoro di Pescara lo ha dovuto mettere nero su bianco. Un ragazzo è morto di un linfoma di Hodgkin per colpa dell’uranio impoverito respirato nei poligoni e in Kossovo. Tutto questo ha assunto un nome, attorno al quale si è sviluppata una inchiesta della magistratura. Sindrome di Quirra. Una serie di tumori, malformazioni (come il capretto nato con le orecchie al posto degli occhi) fetali e morti misteriose. Queste sono le vittime della guerra invisibile che i militari della Nato esercitano contro i civili e i soldati Italiani in Italia. D’altronde che altra definizione dare a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi? Veleni sparsi per decenni con massima incuria e senza alcun controllo, nella speranza che uccidessero più nemici, civili e non, che amici? È guerra.

E l’unico correttivo ufficiale alla guerra, ce lo insegna la storia dal Vietnam in poi, è la libera informazione. La guerra in Vietnam non la fermò Nixon per buon cuore, l’hanno fermata i reporter che non hanno avuto paura di raccontare Saigon. Se il medioriente non è una gigantesca colonia Israelo-Americana è perché qualcuno non si è piegato alla narrativa ufficiale e ha raccontato la verità. Il problema di queste operazioni interne, di questi poligoni, di questi veleni non è chi li usa. Sono gli stessi criminali che lo fanno ovunque. È il silenzio omertoso della stampa. La complicità ormai evidente che distingue la stampa davvero libera dai servi di professione. E torniamo, quindi, al termine servitù militare. Dicevo prima che due terzi delle servitù sono in Sardegna. I servi, invece, sono equamente distribuiti ovunque.

Ma io sono una gatta, servire non so nemmeno cosa voglia dire. E spero che un po’ gatti siate anche voi. Non solo per la vostra dignità e la vostra vita. Ma anche per tutte le migliaia di morti innocenti di un nemico invisibile scatenato da un nemico visibilissimo: la Nato.

Giù le zampe dai miei croccantini! L’angolo di Sasha

Giù le zampe dai miei croccantini! L’angolo di Sasha

Approfitto dell’occasione per rispondere ai miei hater: io non sono affatto grassa. Ho la forma perfetta per una dea felina mista a macchina mortale di caccia. Come i microfoni di casa hanno imparato nel modo più duro. E definitivo. Questo è un dettaglio importante per capire la natura del triste misfatto che si rischia di perpetrare a breve. Il furto dei miei croccantini. Che poi, tutto sommato, sono una dea generosa: a me piacciono al tonno. Non sono carnivora. Sono perfettamente sostenibile, sia ecologicamente che economicamente. Quindi è imperativo svelare chi minaccia le mie scorte di cibo.

Lunghe ore di appostamento mi hanno permesso di ricostruire l’infame vicenda. YouTube, dopo soli quattro mesi di sonno, ha deciso che i sostenitori de La Casa del Sole dovevano ricevere indietro i propri soldi. E questo nonostante, lo so per testimonianza diretta, la mia padrona abbia intensificato al massimo umano la produzione di video. Pensate, mi ha fatto così tanta tenerezza che questo mese non ho distrutto quasi nulla. Quasi. Comunque il tema non è questo. Il tema è che questa mossa prevede che YouTube ci entri, non autorizzato, nel conto in banca e lo svuoti. Ci prenda tutti i soldi che ritiene dovuti. E li dia alle persone. È, ovviamente, una sporca tecnica con cui si cerca di metterci contro i nostri amici. I Cacciatori di Verità.

La mia padrona ha reagito in maniera molto umana. Ovvero senza uccidere nessuno, cosa che io avrei fatto senza alcuna remora. Ma pare che i non felini non applichino il concetto che se metti a rischio la mia sopravvivenza io posso difendermi con unghie e denti. Ho sentito addirittura raccontare di quando lo fece il Governo, di mettere le mani nei conti correnti. Non so come sia finita, ma in tipica ironia umana so che si chiamava Amato. Ecco, tornando ai miei croccantini, la parte ignobile di questo ricatto è che per evitarlo dovremmo chiedere nuovamente la monetizzazione dei nostri video.

Cioè tornare dal tribunale invisibile dei padroni universali chiedendo loro, per favore, di lasciarci tenere quello che voi, nella vostra infinita generosità ci avete destinato per continuare la lotta contro i tribunali invisibili dei padroni universali. È palese anche a una gatta che questa cosa non possa funzionare. Soprattutto se gli amici ci hanno lasciato soli (e con pericolosamente pochi croccantini) dietro le linee nemiche a combattere la battaglia del nostro secolo. Salpati di notte, con una nave che doveva portare anche noi, non ci hanno nemmeno salutato. Da gatta tutto sommato ne sono felice, da soli si vive meglio. La mia padrona non ne è affatto convinta.

Ma io so che è forte e ce la faremo. Anche perché stavolta starò io di guardia alla porta. E sarò pronta a combattere ogni ladro nella notte. E so che voi, cari Cacciatori di Verità, sarete al mi9o fianco. Dimostrando che questa strategia parte perdente. E ogni volta che mangerò un croccantino penserò a ciascuno di voi con animo felinamente grato.

Quel giorno a Odessa. L’angolo di Sasha

Quel giorno a Odessa. L’angolo di Sasha

Quel giorno l’ho sentito raccontare così tante volte che adesso lo sogno anch’io. Noi gatti abbiamo uno strano rapporto con la morte. Nei nostri sogni rivivono gli innocenti. Quindi, dopo essermi svegliata dal pisolino pomeridiano, posso affermare che quel giorno a Odessa io c’ero. Era una mattina nuvolosa. Il giorno prima c’era stata la festa dei lavoratori. Stavo andando a protestare pacificamente davanti alla Casa dei Sindacati, eravamo autorizzati dal governatore della regione. Eravamo pacifici. Purtroppo eravamo anche russi, oltre che cittadini ucraini e da poco c’era stato un golpe contro la Grande Madre, contro la democrazia, finanziato dagli USA. Quindi cosa volessimo non importava più a nessuno. Importava solo che fossimo anche russi. L’unica conclusione possibile era che dovessimo morire.

È iniziato tutto poco prima di mezzogiorno. Spari, spari su di noi. Dall’altra parte della piazza saranno stati in duemila. Nazisti, ultras calcistici, assetati di sangue. La polizia a fare da cornice, indifferente, livida. Per ripararci ci siamo barricati nella Casa dei Sindacati. Pensavamo di essere al sicuro in quel luogo imponente, quasi sacro per noi che siamo cresciuti nel culto dei lavoratori. Ci sbagliavamo. Io ero al secondo piano, chiuso in uno stanzino. Vedevo, dalla porta socchiusa correre a perdifiato su per le scale ragazzi con un fazzoletto rosso al braccio: le milizie filo ucraine. Mi domandavo: vorranno rubare? Perché corrono su per le scale? Cosa devono fare ai piani alti? E poi il fumo. Fumo dal piano terra. E ho realizzato.

Ho capito quando ho visto, dalla grande finestra del corridoio in cui ero corsa per trovare aria e salvezza, piovere.

Non la pioggia primaverile. Non la pesante tempesta che pulisce l’aria. Piovevano corpi. I nazisti ci stavano spingendo verso le fiamme. Eravamo un gregge al macello. E chi non correva giù dalle scale, saltava un’ultima volta verso la libertà. In molti mi superavano, lanciati verso l’ombra e le fiamme del primo piano. Non ci arrivarono mai. Sulle scale avevano messo delle barricate. Il piano era stato studiato, preparato nei dettagli. Il fumo per coprire. I nazisti dietro, come feroci cani da pastore. Le barricate. Il massacro. Avevano bastoni. Avevano spranghe. E io ho capito cosa stava succedendo.

Non sono corso nell’ombra e nel fuoco. Avevo una finestra vicina. Ho saltato. Sono caduto. Ma ero vicina a terra. Forse avevo una gamba rotta. Ero fortunata, dopotutto. Alcuni di quelli che mi avevano seguito, che erano caduti vicino alla polizia, venivano arrestati. Essere russi era divenuto un reato. Non sono mai stati ritrovati. Io no, io ero fortunato. Sentivo l’odore della legna bruciata, sentivo le grida, sentivo i pianti. Ma sentire queste cose orribili significava essere vivi. Ed essere vivi è la cosa più bella del mondo. Anche con una gamba rotta. Ho aperto gli occhi. Sopra di me c’era un ragazzino. Capelli platino sotto un passamontagna alzato.

Perché nascondersi? La polizia arrestava noi colombe russe, non i falchi ucraini. La faccia sporca di fuliggine. Stanco? No. A vent’anni non si è masi stanchi. Sconvolto? Nemmeno. Freddo. Gli occhi – che banalità si pensano sotto i cieli grigi di un primo pomeriggio di primavera – due schegge di ghiaccio. Alza pigramente una gamba. Cala uno scarpone militare sulla mia gamba rotta. Davanti a me esplodono le stelle. Un colpo secco della mazza da baseball. Ed è tutto finito.

Anzi no, non è finita. Il tempo è strano mentre si è morti. Ho fatto in tempo a sentire le calunnie.

Avremmo appiccato noi l’incendio. Cento Jan Palach per macchiare l’onore di mille nazisti ucraini. Mi stavo svegliando, il risveglio torpido dei gatti domestici. Ma tra il sogno e la veglia ho capito una cosa e la voglio trasmettere a voi. Non ci sono mai solo un nazista con la mazza da baseball e un patriota a terra. C’è sempre una terza figura.

È lo spettatore. Che può, se dotato di coraggio e purezza, divenire un testimone. Questo ci ha chiesto Giulietto per cinque anni dopo quei fatti. Essere testimoni di una verità negata, rovesciata. Riscritta per l’Imperatore a stelle e strisce. Noi sappiamo cos’è successo in quel mezzogiorno grigio a Odessa. E dobbiamo raccontarlo. Per lui, per quel ragazzo senza nome che è volato verso la libertà. Per le donne uccise in quell’ombra e tra quelle fiamme. E per la salvezza della nostra coscienza di Cacciatori di Verità.

L’onore degli ultimi ribelli. L’angolo di Sasha.

L’onore degli ultimi ribelli. L’angolo di Sasha.

Il ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov, in risposta alle recenti accuse alla Russia risponde: “L’aspetto positivo è che a quanto pare, per ora, non abbiamo assassinato l’arciduca Ferdinando, ma vedrete che ci arriveremo”. Ora, io sono un gatto. E i gatti non ridono. La scienza dice che non ne siamo capaci. La scienza, come spesso accade, sbaglia. Ne siamo capacissimi, ma è al di sotto della nostra dignità farlo. Quindi evitiamo. Ma se non avessi questa dignità di specie, avrei riso molto. E poi, come spesso accade dopo ogni risata, avrei riflettuto.

Questa frase ve l’ha raccontata la mia padrona nell’introduzione al TgSole24 di mercoledì. Ma se non lo avesse fatto lei, dove la avreste sentita? È una domanda importante, dopo questi giorni di celebrazione dell’eredità di Giulietto. Che, non lo dimentichi nessuno, era ed è un esempio di vita e di valori con in testa l’etica e la lealtà. E partiva da una grande premessa: nulla di quanto ci accade attorno a noi può essere interamente compreso senza guardare alla situazione geopolitica. Ecco perché non ci fidiamo dei media mainstream: in redazione nessuno mai si distrae guardando fuori dalla finestra. Questa è la nostra missione. E dove abbiamo deciso di portarla avanti?

Nell’ombra dei tribunali invisibili, come li chiamava Giulietto. Perché? Perché l’obiettivo è portare le notizie all’élite delle masse dormienti. Raccontarci tra noi che Putin ha ragione è inutile: lo sappiamo già. Chiuderci a riccio e darci pacche sulle spalle può farci sentire meglio, ma senza raccogliere la sfida dei padroni universali a che serve? Chiuderci in un ghetto da soli, tutti nello stesso punto in maniera da fungere meglio da bersaglio non era il sogno di unità che coltivava Giulietto e che noi portiamo avanti. Per questo siamo ancora qui, per lottare nella trincea. Tra parole proibite, censure draconiane emesse da algoritmi ciechi istruiti da servi sciocchi di poteri crudeli. Chi ce lo fa fare? Voi, cari amici, voi. A cui, nelle tenebre attuali vogliamo portare ogni tanto anche parole ironiche, di speranza, ma sempre e soprattutto di Verità.

Questo è l’onore degli ultimi ribelli. Il 26 aprile, come ogni altro giorno dell’anno. Resistere in nome della libertà combattendo il nemico a casa sua, prima che invada casa nostra. E se pensate che altri lidi siano più sicuri, vorrei ricordarvi che, per far posto, tra le altre cose, al 5G, 30 milioni di Italiani stanno per perdere l’accesso al digitale terrestre. Credete che l’etere, proprietà di chi inquina i cieli con le note onde maligne, sia libero? Ovviamente non lo è, è il posto più facile dove colpirti. Perché persa una casa là, ricostruirla è infinitamente più difficile che su internet. Persino YouTube ti fa ricominciare daccapo in maniera più semplice.

Ecco, quindi, da dove nasce la nostra scelta di continuare la lotta, sempre più soli e sempre più esposti. L’élite del pensiero può cadere, può essere tacitata, ma non si arrende. Mai. E lo vogliamo urlare ai cieli indifferenti, ai giudici invisibili e ottusi e a tutti gli sconfitti e gli scoraggiati.

Siamo gli ultimi ribelli, ma siamo qui e non ce ne andremo.

Non lasceremo a nessuno la soddisfazione di un regno artificiale e calmo. Non cederemo la Verità in cambio di una effimera libertà. Perché non esiste vera Libertà senza Verità. Né oggi né mai, né qui né altrove, né in alcun modo né con alcuno escamotage (per ora invisibile ai più).