COME LA SICILIA È DIVENTATA IN SILENZIO LA BASE DA DOVE PARTONO I BOMBARDAMENTI DEI DRONI USA

Il governo tedesco dovrà intervenire a garanzia che gli Stati Uniti rispettino il diritto internazionale nell’utilizzo della base aerea di Ramstein. La storica decisione è stata presa lo scorso 19 marzo dal tribunale amministrativo superiore del Nordrhein-Westfalen (Renania settentrionale-Vestfalia), a Münster.

Il 29 agosto del 2012, tre civili yemeniti, membri della famiglia bin Ali Jaber, sono stati uccisi in un raid condotto da droni. Nell’ottobre 2014, sostenuti dal Centro europeo per i diritti costituzionali e i diritti umani (Ecchr), Faisal bin Ali Jaber e altri due membri della sua famiglia hanno intentato un’azione legale contro l’esecutivo tedesco, accusandolo di sostenere il programma statunitense di attacchi con i droni, e le violazioni dei diritti umani che ne deriverebbero, in nome della lotta al terrorismo. Anche se i tempi per ottenere giustizia potrebbero essere ancora lunghi, Faisal, Ahmed Saeed e Khaled Mohmed bin Ali Jaber hanno già raggiunto un traguardo fondamentale: per la prima volta, vittime di attacchi con droni sono state ascoltate da un tribunale in Germania, contribuendo così al dibattito politico sui limiti della guerra contro il terrorismo. Leggi tutto “COME LA SICILIA È DIVENTATA IN SILENZIO LA BASE DA DOVE PARTONO I BOMBARDAMENTI DEI DRONI USA”

A CHI SERVE ORA LA NUOVA NATO ARABA?

NUOVA NATO ARABA

“L’Iran è la principale minaccia in Medio Oriente e affrontare la Repubblica islamica è la chiave per arrivare alla pace nell’intera regione”. Mentre il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, pronunciava queste parole in Polonia, nelle stesse ore, il 13 febbraio scorso, l’Iran veniva colpito da un attentato kamikaze: 42 i pasdaran morti nella provincia sud-orientale del Sistan e Balucistan. La rivendicazione è arrivata dal gruppo jihadista sunnita Jaish al-Adl che ha deciso di colpire mentre il paese celebrava il 40esimo dalla Rivoluzione islamica. Nel silenzio quasi totale dei media nostrani. “Non è una coincidenza che l’Iran venga colpito dal terrore nel giorno in cui inizia il circo di Varsavia – ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif – soprattutto quando sostenitori degli stessi terroristi applaudono dalle strade di Varsavia.” A Zarif non dev’essere sfuggita la presenza dell’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, alle proteste dei Mojahedin-e Khalq lungo le vie della capitale polacca, mentre si svolgeva la “Conferenza per la stabilizzazione del Medio Oriente”, voluta e organizzata dagli Stati Uniti. Scopo dichiarato: creare un fronte unito contro l’Iran. Leggi tutto “A CHI SERVE ORA LA NUOVA NATO ARABA?”

La ‘Grande Albania’, un rifugio sicuro per il jihadismo internazionale

La ‘Grande Albania’, un rifugio sicuro per il jihadismo internazionale

Il governo albanese ha espulso due diplomatici iraniani, l’ambasciatore Gholamhossein Mohammadnia e Mohammed Roodaki, funzionario presso l’ambasciata a Tirana, accusati di essere membri sotto copertura dell’intelligence iraniana. Secondo quanto riferisce il quotidiano The Independent, i due sarebbero stati parte di una cellula il cui compito era di organizzare “un complotto per colpire l’opposizione iraniana rifugiatasi in Albania”. La mossa sarebbe stata messa in atto in seguito a colloqui con Paesi “interessati”, tra cui Israele e Stati Uniti. Non a caso l’amministrazione di Washington si è immediatamente congratulata con l’esecutivo albanese per il provvedimento intrapreso.

La notizia diffusa dall’Independentha però sollevato l’attenzione su uno scenario fino ad ora poco studiato e rimasto comunque fuori dal raggio di attenzione internazionale. Scenario in cui gli Stati Uniti hanno affidato all’Albania un ruolo centrale, e il cui fine (uno dei fini) appare quello di incrementare la destabilizzazione dell’intera area balcanica.  

Protagonista di tutta l’operazione è l’organizzazione islamica cosiddetta dei Mujaheddin e-Khalq (Mujaheddin del Popolo, MEK) che dispone ora di una grande base in territorio albanese. L’arrivo in Albania del comando del MEK è preceduto da una storia oltremodo lunga e tortuosa che merita di essere raccontata in dettaglio. 

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