In arrivo altri F35. Primi guai per i risparmi della nuova Difesa italiana

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Posted by Pandora TV on Wednesday, June 6, 2018

Orrore occidentale per i cani cinesi

 

http://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/71810-orrore-occidentale-per-i-cani-cinesi.html

Nelle nostre “integerrime” televisioni fanno scandalo le immagini trasmesse ieri sera dalla trasmissione “Le Iene”.
Nella metropoli cinese di Yulin si celebra ogni anno, per il solstizio d’estate (21 giugno), il Dog Meat Festival. Secondo i dati dell’ufficio di Pechino della World animal protection “ogni anno in Cina vengono ancora macellati 25 milioni di cani”. A Yulin, in particolare, “vengono macellati e poi mangiati circa 10mila cani e gatti”. Nella credenza popolare cinese la carne di cane è considerata fonte di salute, fortuna e vigore sessuale. Non è dunque un caso che i cinesi consumino regolarmente carne di cane e gatto senza implicazioni emotive, semplicemente perché rientra nella loro tradizione culturale, tra l’altro, confermata dalla legge locale che non pone ostacoli.
A noi occidentali, invece, il solo pensiero fa venire i brividi, perché i cani e i gatti rappresentano ai nostri occhi amici inseparabili, compagni di viaggio straordinari, e rientrano, dunque, tra gli animali intoccabili. Perché troviamo agghiacciante mangiare un gatto mentre amiamo cucinarci per esempio il maiale, animale intelligente, affettuoso e sensibile quanto il cane? Semplice. Perché al cane o al gatto abbiamo permesso di entrare nelle nostre vite, di condividere con noi luoghi, spazi, emozioni, creando un sodalizio indissolubile. Diversamente, il nostro rapporto con gli altri animali, soprattutto quelli da reddito, inizia e termina con il loro sfruttamento: non sono soggetti ma semplici oggetti dai quali ricavare prodotti di varia natura. Per questa ragione proviamo orrore per la sagra del cane o del gatto, mentre non possiamo perderci la Sagra della porchetta di Ariccia, in quanto amanti del piatto (non del maiale).
E’ un dato di fatto che a fronte dell’indebolimento dell’Impero d’Occidente, la Cina sia sempre più al centro delle dinamiche geopolitiche mondiali. Stridono ancora di più quindi le nostre differenze culturali, popolari, linguistiche, letterarie e culinarie. La Cina è un mondo per noi ancora completamente sconosciuto, al quale, come un antico – ma oramai decadente e marginale – Impero, vorremmo insegnare come stare al mondo, dettando le nostre regole cosiddette “democratiche”. Dimenticandoci che le stesse torture che i cinesi dedicano ai cani noi le dirigiamo verso tutte le altre specie animali che, in vari modi, incrementano la nostra economia. Ecco, in questo non c’è alcuna differenza tra noi e “loro”. Lo dimostra il venditore intervistato dalle Iene, che dice ai giornalisti italiani increduli: “Con questi io ci mantengo la famiglia!”.
In realtà, a nessun uomo, come a nessun animale, le leggi etiche, che a differenze dei cavilli giuridici, valgono allo stesso modo per tutti gli esseri viventi, andrebbe riservato un trattamento che è a tutti gli effetti una tortura. Per questo è importante abbattere la violenta mattanza di Yulin, come quella delle balene che in Danimarca fa strage ogni anno di 950 globicefali.
Ma non possiamo imporre i nostri dogmi al resto del mondo, qui ed ora, senza nemmeno tentare un’interlocuzione. A meno di non voler creare agli occhi dell’opinione pubblica un nuovo grande nemico da abbattere: la Cina. E’ fuor di dubbio che nella guerra che potrebbe scatenarsi, il Celeste Impero ne uscirebbe straordinariamente vincitore.

 

L’Italia nuovo centro del mondo. A Torino si riunisce il gruppo Bilderberg

L’Italia nuovo centro del mondo. A Torino si riunisce il gruppo Bilderberg

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Posted by Pandora TV on Wednesday, June 6, 2018

TERRORISMO MEDIATICO

“La Costituzione è la nostra casa comune”. Sergio Mattarella sembra accorgersene solo ora e mentre interviene sulla manovra di governo, ammonisce: “La Carta chiede equilibrio di bilancio”. Non si è fatta attendere troppo la replica dei due leaders di governo che reagiscono insieme, seppure con un timbro sonoro differente ma in entrambi i casi duro. “Stia tranquillo il Presidente, dopo anni di manovre economiche imposte dall’Europa che hanno fatto esplodere il debito pubblico (giunto ai suoi massimi storici) finalmente si cambia rotta e si scommette sul futuro e sulla crescita. Se a Bruxelles mi dicono che non lo posso fare, me ne frego e lo faccio lo stesso”, ha risposto a stretto giro il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Con un post sul Blog delle Stelle, intitolato “I nemici dell’Italia”, il vice premier Luigi Di Maio ha invece attaccato direttamente la stampa e i partiti di opposizione, segnatamente Pd e Forza Italia. Di Maio cita le principali testate giornalistiche italiane: “La perfetta manovra maldestra”, “Sull’euro una partita pericolosa”, i titoli del Corriere, “Mattarella, primo stop al governo”, “I diritti dopo di noi” quelli di Repubblica, “La classe media dimenticata” chiosa La Stampa, “La tassa di cittadinanza” semplifica Il Giornale. “Il Pd e Forza Italia, spiega Di Maio nel blog, non riescono a fare un’opposizione politica e quindi con i loro giornali creano terrorismo mediatico per far schizzare lo spread sperando in un altro colpo di stato finanziario: sono degli irresponsabili, nemici dell’Italia.” Con le parole di Di Maio e la video rubrica “#controCheTempocheFa” inaugurata ieri sera su YouTube da Gianluigi Paragone, oggi deputato in quota 5s, le forze di governo compatte cominciano a rendersi conto del problema cruciale che incide sulla politica italiana: il controllo dell’informazione, oggi da parte di PD e alleati, controllo che mette in discussione la correttezza e l’obiettività del comportamento della Rai, anche attraverso le sue trasmissioni spesso oltremodo faziose. E’ l’nizio di una battaglia politica inedita che salutiamo con grande favore.

1 ottobre 2018

La guerra uccide anche con la fame

http://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/231-guerre/71943-la-guerra-uccide-anche-con-la-fame.html

Ogni minuto cinque bambini al di sotto dei cinque anni muoiono nel mondo per malnutrizione. Ogni anno 5,4 milioni di bambini pagano il prezzo più alto di guerre, condizioni ambientali, climatiche e politiche sfavorevoli. Nel 2017 il numero di coloro che soffrono la fame nel mondo è passato da 804 a 821 milioni. Siamo tornati ai livelli di 10 anni fa. Una persona su nove nel mondo non ha abbastanza da mangiare.
Un rapporto di Save the Children dal titolo “Lontani dagli occhi, lontani dai cuori. Fuori dalle luci dei riflettori milioni di bambini continuano a morire di malnutrizione. A casa loro”, appena pubblicato, mette in evidenza che tra i più poveri in assoluto ci sono 151 milioni di bambini sotto i cinque anni che soffrono le gravissime ripercussioni della malnutrizione acuta, che provoca una rapidissima e pericolosa perdita di peso, dovuta a una improvvisa carenza di cibo e nutrienti, mentre un minore su 4 è invece malnutrito cronico e rischia di subire fortissimi ritardi nella crescita, sia dal punto di vista fisico che cognitivo, compromettendo irrimediabilmente il suo stesso futuro.
Ma questi numeri non bastano, anche perché sottostimati. Il monitoraggio esclude infatti all’incirca 250 milioni tra uomini, donne e bambini che si trovano in particolari situazioni di emergenza e di conflitto.
Il cambiamento climatico è uno degli ostacoli che negli ultimi anni si sono posti con maggior forza sul cammino della lotta alla malnutrizione. La siccità prolungata in Kenya, Etiopia e Somalia ha colpito più 17 milioni di persone, esponendo 700mila bambini a malnutrizione, malattie e abbandono scolastico. Eppure eventi meteorologici estremi, come i cicloni Irma e Maria, che hanno colpito i Caraibi mettendo più di un milione e mezzo di persone in condizione di aver bisogno di assistenza umanitaria, costituiscono solo uno dei problemi, probabilmente non il più grave.

Perché la guerra uccide anche con la fame
Si stima che nel mondo siano 350 milioni i bambini che vivono in zone colpite da conflitti. Nei 10 paesi maggiormente devastati da guerre (Afghanistan, Iraq, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan, Yemen), si calcola che siano 4,5 milioni i bambini sotto i cinque anni afflitti da malnutrizione acuta. Di questi quasi 600mila rischiano di non arrivare vivi alla fine di quest’anno se non riceveranno un’adeguata assistenza umanitaria.
In Yemen, dove è in corso una guerra atroce che ha già causato più di 10mila vittime e 40mila feriti, più di tre milioni sono gli sfollati e 12 milioni le personeche rischiano la morte per fame e inedia. La tragedia dello Yemen, il paese più povero del mondo arabo ma che ha la disgrazia di trovarsi in una posizione strategica, affacciato sul Golfo di Aden, si sta compiendo nell’indifferenza dell’Europa. E’ il conflitto dimenticato. La grande macchina dei media occidentali ha volutamente oscurato quanto accade in questo piccolo angolo di mondo per non disturbare i monarchi sauditi e i lucrosi traffici che gli Usa e i paesi europei svolgono con le petromonarchie. Oltre a bombardamenti indiscriminati, che proseguono incessanti dal 25 marzo 2015 da parte della coalizione del Golfo, guidata da Arabia Saudita e sostenuta da Usa, Francia, Gran Bretagna – ma anche dall’Italia, che rifornisce vorticosamente la macchina bellica saudita – lo Yemen è sottoposto a un embargo per via marittima e aerea. Senza considerare che anche i porti di attracco sono stati bombardati. Moltissimi i bambini uccisi, si pensa un quarto delle vittime totali. Un uomo, rifugiato nella zona di Al Hudaydah, ci racconta che “missili e bombe a grappolo esplodono continuamente sulla popolazione. Siamo stati costretti a fuggire qui, dice, perché è il posto più sicuro, ma la nostra situazione è senza speranza, qui non c’è più nulla, né cibo, né vestiti, soprattutto non abbiamo un tetto sopra la testa”.
D’altronde, i soldi comprano tutto, anche il silenzio dell’Onu. Che nel 2016 s’inchinò e modificò un documento già pubblico. Ad ammetterlo fu lo stesso ex segretario generale, Ban Ki Moon. L’Onu aveva inserito la coalizione del Golfo, impegnata nello sterminio dello Yemen, in una black-list di organizzazioni che violano i diritti dei bambini nel mondo, tra le quali anche Daesh e Boko Haram, altre creature delle petro monarchie più ricche al mondo. L’elenco fu reso pubblico il 2 giugno 2016 nel rapporto annuale del Rappresentante speciale per i bambini e i conflitti armati. Ma l’Arabia Saudita minacciò le Nazioni Unitedi tagliare i fondi, in particolar modo i 100 milioni di dollari che fornisce all’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees, Unrwa). E così la black-listfu depurata.
E’ la legge del dio denaro quella che guida il mondo; non possiamo dimenticarcelo mai. Per questo, le guerre sai quando cominciano ma non potrai mai prevedere quando e come finiscono.