Israele, prossima fermata Iran. L’angolo di Sasha.

Israele, prossima fermata Iran. L’angolo di Sasha.

Come da tradizione, l’ultima vittima della guerra è il pazzo che l’ha scatenata. E nel caso della guerra degli undici giorni a Gaza si tratta di Netanyahu. Per un gatto è più facile vedere certe cose, rispetto agli umani. Per una gatta, poi, è addirittura automatico. Però siccome vi vedo, cari amici Cacciatori di Verità, confusi ho deciso di elargirvi la mia saggezza felina. Anche perché qui il tonno scarseggia e per un croccantino in più si fa questo e altro. Dunque, partiamo dalla domanda: perché dopo aver fatto così tanti morti, sicuro viatico per una carriera brillante a Tel Aviv, Netanyahu è stato accompagnato alla porta e si è formato un governo dadaista (dagli estremisti religiosi ebraici agli islamici) pur di buttarlo fuori?

Facciamo un passo indietro. Nell’asse formatosi a livello globale per fermare gli Stati Uniti e i loro scagnozzi, esiste, come sempre, un anello più esposto degli altri. Non lo definirei debole, perché chiunque ha fatto l’errore di considerarlo tale, ha pagato un caro prezzo. Ma di certo, dovendo scegliere un punto da colpire, l’Iran risulta il primo bersaglio. Esiste una scusa già pronta, il programma nucleare. Esiste un movente pratico: le sue riserve petrolifere, scarsamente usate, potrebbero mettere economicamente in ginocchio la Russia senza incorrere automaticamente in una reazione Cinese. È a portata di raid aereo degli Israeliani. E ha l’esercito meno forte dei tre maggiori partner.

Insomma, l’Iran è la prossima tappa del treno arcobaleno della pace nucleare. C’è però un ostacolo, diciamo così, di marketing. Il treno, per riscuotere le simpatie, deve appunto essere arcobaleno. Deve essere quindi politicamente corretto, pur se moralmente corrotto. Deve essere inclusivo (inclusivo degli sciiti amici dell’Arabia Saudita, naturalmente). Deve piacere alla gente che piace. Quindi, in parole povere, deve essere qualsiasi cosa, ma non Netanyahu. Questo rottame Neocon andava bene con le amministrazioni Repubblicane e andava bene anche quando Obama aveva bisogno di un cane da guardia che gli coprisse le spalle con la Siria. Ma adesso, per entrare a Teheran, ci vogliono i carri arcobaleno. Quelli che può fornire Bibi, sono tristemente grigi. Insomma, finché si tratta di ammazzare bambini e giornalisti, il suo lavoro lo sapeva fare. Qui ci vuole altro.

Ecco, quindi, il benservito. Non ci era riuscita la giustizia con pesantissime inchieste sulla corruzione. Non ci erano riusciti i deputati che lo hanno lasciato via via negli anni, disgustati da tanto cinismo. Non ci è riuscito l’ONU, neppure condannando ogni singola iniziativa portata avanti contro i palestinesi. Ci è riuscita, al primo colpo, solo la lobby della guerra globale che, dopo due anni di stop causa pandemia, ora ha fretta di accedere ai fondi per la ripresa, che vengano da Washington o da Francoforte. E non ci riuscirà certo vendendo le armi ad Israele. Ci vuole un bersaglio grosso per convincere i padroni universali ad aprire i portafogli. E quel bersaglio è l’Iran. Stavolta, però, anche i missili dovranno aggiornarsi. E se prima si usavano le bombe della pace, stavolta avremo le armi arcobaleno.

Se non è progresso questo….

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